Risposte per un Medico

Le popolazioni umane, conseguentemente al tipo di riproduzione sessuale della nostra specie, si compongono di individui unisessuati, maschi o femmine, ciascun provvisto di un apparato riproduttivo con gonadi, “sesso gonadico”, in grado di produrre un solo tipo di gamete e con organi genitali, “sesso genitale”, coerenti con la funzione riproduttiva che l’individuo può svolgere, che è in sostanza dettata dalla gonade presente.
Si parla di «intersessualità» o di “ambiguità sessuale” quando le parti anatomiche che compongono l’apparato riproduttivo di un individuo (in inglese intersex) non sono tutte coerenti fra loro rispetto a quelle stabilite per i maschi o per le femmine. Le caratteristiche intersex possono essere visibili già alla nascita rendendo problematica l’attribuzione del sesso del neonato, oppure lo diventano successivamente nell’infanzia o nell’adolescenza o anche nell’età adulta. Nei paesi a bassa mortalità neonatale come il nostro la prevalenza di questa condizione alla nascita è per alcuni autori dello 0,02%, mentre per altri raggiunge l’1,7% e dipende da variazioni del “processo di differenziazione sessuale”, un processo vede il susseguirsi a cascata inizialmente la differenziazione delle gonadi o differenziazione sessuale primaria e successivamente quella delle vie genitali e dei genitali esterni o differenziazione sessuale secondaria.
La differenziazione delle gonadi, che sta all’apice del processo, è a sua volta determinata dell’assetto cromosomico, ossia dal “sesso genetico” che si è formato al concepimento e che è di tipo XY per la determinazione del testicolo o di tipo XX per la determinazione dell’ovaio.
Dalle variazioni di questa cascata gerarchica derivano tre grandi gruppi di intersessualità.
Il primo gruppo comprende le condizioni dovute a variazioni della «determinazione cromosomica del sesso». In questo caso il sesso genetico non è coerente con quello gonadico e conseguentemente nemmeno quello genitale, quest’ultimi sono entrambi coerenti fra loro. Si può avere la «reversione completa maschile del sesso» – come nel caso dei «Maschi XX» – quando le gonadi e i genitali interni ed esterni sono coerentemente maschili mentre il sesso genetico è femminile, oppure la «reversione completa femminile del sesso» – come nella «disgenesia gonadica pura XY della sindrome di Swyer» – quando le gonadi e genitali interni ed esterni sono coerentemente femminili mentre il sesso genetico è maschile.
Il secondo gruppo riguarda le intersessualità risultato di variazioni della «differenziazione sessuale primaria». La forma classica di questo gruppo è l’«ermafroditismo» che vede l’individuo presentare entrambe le gonadi (il testicolo e l’ovaio o l’ovotestis). In questo caso i genitali interni ed esterni si pongono – con uno spettro pressoché continuo di manifestazioni – fra i due poli del fenotipo anatomico sessuale maschile o femminile.
Il terzo gruppo, che è il più frequente, comprende le variazioni della «differenziazione sessuale secondaria» che prendono complessivamente il nome di «pseudoermafroditismi». In questo caso, sesso genetico e sesso gonadico sono coerenti fra loro, mentre le vie genitali interne o esterne presentano caratteristiche intermedie fra quelle maschili e quelle femminili. Si ha «pseudoermafroditismo maschile» quando la gonade è un testicolo, oppure «pseudoermafroditismo femminile», quando la gonade è un ovaio. Appartengono al pseudoermafroditismo maschile le alterazioni dello sviluppo testicolare o della sintesi, della sensibilità e dell’azione degli androgeni (Sindrome di Morris o femminilizzazione testicolare). Appartengono a esso anche le ipospadie idiopatiche e la persistenza dei dotti mulleriani. Sono invece «pseudoermafroditismi femminili» le sindromi con eccesso di androgeni (sindrome adreno-genitale) e altre condizioni, come ad esempio la agenesia/ipoplasia mulleriana a cariotipo 46, XX (sindrome di Rokitansky).

Contattaci per qualsiasi esigenza

Puoi contattarci usando il form qui sotto, oppure scrivici una mail a info@iosonointersex.it

Close
Go top